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martedì 10 febbraio 2026

La sonda MRO fotografa un'enorme struttura esagonale su Marte.......

La sonda MRO fotografa un'enorme struttura esagonale su Marte nella regione di Pyramus Fossae (Video)

Un'enorme struttura esagonale è stata scoperta su Marte grazie alle fotografie scattate dalla sonda spaziale "MRO" della NASA. L'anomalia è stata scoperta dalla ricercatrice Jean Ward, che, attraverso un video pubblicato su YouTube, analizza questa formazione rocciosa esagonale con una torre al centro. Di cosa si tratta? Di una strana costruzione o di un'erosione eolica naturale? La struttura esagonale osservata su Marte sta facendo discutere ricercatori sia appassionati che scettici!Come accennato in precedenza, la struttura fu inizialmente identificata da Jean Warde dopo aver analizzato una delle numerose immagini ottenute dal Mars Reconnaissance Orbiter. Dopo aver trovato la misteriosa immagine, Jean Warde mostrò 

la struttura all'esperto di anomalie spaziali Scott Waring, il quale affermò che questa struttura potrebbe in realtà essere un edificio costruito da una civiltà aliena avanzata vissuta su Marte in passato. Scott Waring suggerì anche che la struttura avesse un diametro di mezzo chilometro."Non c'è modo di trovare una struttura così grande in natura: è enorme, circa mezzo chilometro di diametro. È una scoperta incredibile e dimostra che gli alieni un tempo vivevano su Marte e che le strutture che hanno lasciato sono ancora intatte: una potenziale base per l'umanità del futuro", ha scritto Waring sul suo sito web ET Data Base.Non è la prima volta che Scott C. Waring fa scoperte sorprendenti sul Pianeta Rosso. Qualche mese fa, il ricercatore 

taiwanese ha individuato una struttura simile a una tomba su Marte in un'immagine ottenuta dalla NASA. Dopo aver individuato la tomba, Waring ha affermato che la struttura è lunga circa due metri e presenta anche alcune sculture sulla sua superficie.Il volto di Cydonia e la piramide sono reali, sostengono gli ex scienziati della NASA.Situate nei pressi di Elysium Planitia, vicino all'equatore del Pianeta Rosso, si trovano una serie di strutture che hanno generato un dibattito online sulla vita antica su Marte.

Tuttavia, gli scettici hanno sempre respinto le affermazioni di Waring. Come per gli scettici, è........

domenica 8 febbraio 2026

Hanno trovato qualcosa sulla Luna… e l’hanno nascosto

Hanno trovato qualcosa sulla Luna… e l’hanno nascosto

UFO sulla Luna, Apollo Segreto e Alieni Antichi: Il Mistero che Nessuno Vuole Spiegare Questo video - Live spazia tra tutte o quasi le categorie di mistero che trattiamo in questo canale Yotube. La Luna non è solo un satellite naturale. È un enigma. Da sempre ha affascinato 


filosofi, scienziati, artisti e civiltà antiche, ma negli ultimi decenni qualcosa ha iniziato a non tornare: avvistamenti UFO, missioni Apollo controverse, testimonianze censurate, strutture anomale, teorie su una Luna artificiale, basi aliene e presunte civiltà scomparse. In questo video analizziamo decenni di misteri lunari, mettendo insieme:

le teorie sulle origini della Luna gli avvistamenti UFO durante le missioni Apollo la testimonianza chiave di Donna Harei racconti su Apollo 11, Apollo 13 e la presunta Apollo 20 il caso dell’“aliena Monna Lisa” le visioni della remote viewing della CIA e gli incredibili avvistamenti moderni di oggetti che entrano ed escono dalla Luna Non troverai conclusioni forzate, ma domande scomode, documenti, testimonianze e fatti spesso ignorati o liquidati troppo in fretta. La Luna è solo un corpo celeste…o nasconde qualcosa che ancora oggi non siamo pronti ad accettare? Da : Gabriele Lombardo - Le Cronache Svelate Link

sabato 7 febbraio 2026

Sfere di Dyson potrebbero essere fisicamente stabili

Sfere di Dyson: nuovi studi indicano che potrebbero essere fisicamente stabili

Per lungo tempo le sfere di Dyson sono state considerate un’idea affascinante ma irrealizzabile, confinata più alla fantascienza che alla scienza teorica. Oggi, tuttavia, nuovi studi suggeriscono che queste ipotetiche megastrutture potrebbero non violare le leggi della fisica, almeno in particolari condizioni astrofisiche. Il concetto di sfera di Dyson fu proposto nel 1960 dal fisico teorico Freeman J. Dyson come possibile soluzione al fabbisogno energetico di una civiltà tecnologicamente avanzata. L’idea consiste nel circondare una stella con una struttura artificiale in grado di intercettare gran parte della sua energia irradiata. Fin dall’inizio, però, il modello ha sollevato forti perplessità: una sfera rigida intorno a una stella sarebbe infatti dinamicamente instabile, soggetta a forze gravitazionali tali da portarne al collasso o alla distruzione.

Il contributo dei nuovi modelli teorici. Recenti analisi basate su modelli matematici e simulazioni numeriche indicano che la stabilità potrebbe essere raggiunta in sistemi stellari binari, in cui due stelle orbitano attorno a un centro di massa comune. In particolare, una sfera o struttura simile costruita attorno alla stella di massa minore potrebbe mantenere una configurazione stabile grazie all’equilibrio tra le forze gravitazionali delle due stelle. Questi studi non propongono una sfera solida nel senso classico, ma configurazioni più realistiche come sciami di satelliti o anelli artificiali, concetti già noti in ambito ingegneristico e astrofisico. In tali scenari, la megastruttura non sarebbe un unico corpo rigido, ma un insieme coordinato di elementi orbitanti, riducendo drasticamente i problemi di instabilità.

Implicazioni per la ricerca di civiltà extraterrestri. L’interesse scientifico verso le sfere di Dyson non è limitato all’ingegneria teorica. Queste strutture rientrano infatti tra i possibili “tecnosegnali”, ovvero tracce osservabili di attività tecnologica aliena. Una megastruttura in grado di assorbire l’energia di una stella la riemetterebbe inevitabilmente sotto forma di radiazione infrarossa, creando una firma energetica potenzialmente rilevabile dai telescopi. Negli ultimi anni, diversi programmi di ricerca hanno analizzato cataloghi astronomici alla ricerca di stelle con emissioni anomale compatibili con questo scenario. Sebbene finora non siano state trovate prove conclusive, l’affinamento dei modelli teorici aiuta a definire meglio dove e come cercare.


Tra possibilità teorica e limiti tecnologici. Gli scienziati sottolineano che dimostrare la stabilità fisica di una sfera di Dyson non equivale a dichiararne la fattibilità pratica. Le quantità di materiale richieste, il controllo orbitale su scala stellare e le difficoltà ingegneristiche restano enormi, ben oltre le capacità tecnologiche attuali dell’umanità. Tuttavia, il valore di questi studi risiede nel fatto che la fisica non esclude più a priori tali megastrutture. In questo senso, le sfere di Dyson passano da essere un puro esercizio di immaginazione a un’ipotesi scientificamente esplorabile, utile sia per comprendere i limiti dell’ingegneria avanzata sia per ampliare le strategie di ricerca di vita intelligente nell’Universo. Gabry58

venerdì 6 febbraio 2026

La misteriosa tavoletta di Kish

La misteriosa tavoletta di Kish 

Tra i reperti più affascinanti della Mesopotamia antica, la **tavoletta di Kish** occupa un posto speciale. Piccola, fragile e apparentemente semplice, questa tavoletta d’argilla ha alimentato per decenni il dibattito tra archeologi, linguisti e storici della scrittura. Il suo mistero non riguarda solo ciò che contiene, ma soprattutto **quando** e **come** sia stata realizzata. La tavoletta di Kish fu rinvenuta all’inizio del XX secolo durante gli scavi archeologici nella città di **Kish**, nell’attuale Iraq. Kish era uno dei più antichi e importanti centri urbani della Mesopotamia, fiorito tra il IV e il III millennio a.C. La tavoletta risale approssimativamente al **3300–3500 a.C.**, un periodo cruciale per la nascita della scrittura.

Ciò che rende la tavoletta così enigmatica è il suo contenuto: una serie di **segni incisi**, non ancora pienamente riconducibili alla scrittura cuneiforme classica. I simboli sembrano essere una forma **proto-scrittoria**, a metà strada tra semplici pittogrammi e un vero sistema linguistico strutturato. Alcuni studiosi ritengono che questi segni rappresentino **numeri, oggetti o concetti amministrativi**, forse legati al commercio o alla gestione delle risorse. Altri ipotizzano che si tratti di un esperimento preliminare di scrittura, precedente alla standardizzazione sumera. Il grande interrogativo è proprio questo: **la tavoletta di Kish è una delle più antiche testimonianze di scrittura della storia?**

Tradizionalmente, il primato viene attribuito alle tavolette di **Uruk**, ma la tavoletta di Kish potrebbe essere contemporanea — o addirittura leggermente precedente. La difficoltà sta nella datazione precisa e nell’interpretazione dei segni: se non rappresentano un linguaggio vero e proprio, possiamo comunque parlare di “scrittura”?

Oggi la tavoletta di Kish è conservata in un museo ed è oggetto di studi continui. Nuove tecnologie, come l’imaging multispettrale e l’analisi digitale dei segni, stanno aiutando gli studiosi a riconsiderare vecchie ipotesi. Tuttavia, il mistero rimane: **si tratta dell’alba della scrittura o solo di un sofisticato sistema di simboli?**

La tavoletta di Kish non è solo un reperto archeologico, ma una finestra su uno dei momenti più rivoluzionari della storia umana: il passaggio dalla preistoria alla storia scritta. Capire il suo significato significa avvicinarsi alle origini del pensiero organizzato, dell’amministrazione e, in ultima analisi, della civiltà stessa. Gabry58

martedì 3 febbraio 2026

Area 51 dell’Egitto Svelate le foto un mistero sepolto da decenni

 Area 51 dell’Egitto Svelate le foto un mistero sepolto da decenni

Per oltre mezzo secolo è rimasto nascosto, sorvegliato dai soldati e avvolto dal silenzio. Oggi, finalmente, emergono delle rarissime fotografie che mostrano uno dei siti archeologici più enigmatici d’Egitto, tanto da essersi guadagnato il soprannome di “Area 51 dell’Egitto”Siamo a soli 5 chilometri dalle Piramidi di Giza, nel cuore di un’area chiamata Zawyet El Aryan. Qui non troviamo una piramide visibile, né templi o statue monumentali. Al contrario, ciò che colpisce è una immensa fossa a forma di T, scavata nel calcare per oltre 30 metri di profondità, rivestita da blocchi di granito colossali. Un luogo inquietante, silenzioso, e ancora oggi inspiegabile. A portare alla luce questo sito, all’inizio del Novecento, fu l’archeologo italiano Alessandro Barsanti. Le fotografie che scattò in quell’epoca sono, ad  oggi, l’unica documentazione completa esistente del complesso. Ed è proprio grazie a lui che possiamo farci un’idea di ciò che si cela sotto la sabbia. Le immagini mostrano un 

pozzo impressionante che sprofonda nella roccia naturale per circa 30,5 metri. Le pareti sono lisce, perfettamente rifinite nel calcare, mentre il pavimento è composto da enormi blocchi di granito: ciascuno lungo 4,5 metri, spesso 2,5 metri e con un peso che può arrivare a 8 tonnellate. Un lavoro titanico, soprattutto se si considera che il terreno circostante è già calcareo.

Eppure, la struttura non fu mai completata. In superficie non esiste alcuna sovrastruttura: niente piramide, niente edificio. Solo lo scavo sotterraneo. Il mistero si infittisce quando Barsanti nota sulle pareti graffiti tracciati con inchiostro nero e rossoUna delle iscrizioni più enigmatiche recita: “Seba-[sconosciuto]-Ka”, parole che in egiziano antico rimandano ai concetti di stella ed essenza vitale. È forse il nome del costruttore? O un riferimento simbolico a una figura di grande importanza? Nessuno può dirlo con certezza.

Al centro del complesso si trova una camera che custodisce una vasca ovale in granito, chiusa da un coperchio anch’esso in granito. Quando Barsanti la aprì, riferì di aver trovato tracce di una sostanza sconosciuta, oggi purtroppo scomparsa. La vasca misura circa 3........

lunedì 2 febbraio 2026

La Luna ci sorprende ancora scoperti Nanotubi di carbonio naturali

 La Luna ci sorprende ancora scoperti  Nanotubi di carbonio naturali

Per anni abbiamo dato quasi per scontato che alcuni materiali potessero nascere solo grazie all’ingegno umano e a tecnologie estremamente sofisticate. I nanotubi di carbonio a parete singola rientravano perfettamente in questa categoria: strutture microscopiche, ordinate con precisione atomica, producibili sulla Terra solo in laboratori altamente controllati.E invece no. La natura, ancora una volta, è riuscita a stupirci. La scoperta arriva direttamente dalla Luna. Analizzando i campioni di suolo lunare riportati sulla Terra dalla missione cinese Chang’e 6, un team di ricercatori della Jilin University ha individuato, con microscopi elettronici ad altissima risoluzione, nanotubi di carbonio a parete singola formatisi spontaneamente all’interno della regolite lunare.

Il punto davvero sorprendente non è solo cosa è stato trovato, ma come. Sulla Terra, per produrre questi nanotubi sono necessari forni a temperature elevatissime, ambienti sotto vuoto e catalizzatori metallici selezionati con estrema precisione. Sulla Luna, invece, nessun laboratorio: solo un ambiente caotico e ostile.Secondo gli scienziati, la combinazione di impatti continui di micrometeoriti, antica attività vulcanica e vento solare avrebbe vaporizzato il carbonio presente in superficie. Raffreddandosi in modo rapidissimo, questo carbonio avrebbe poi incontrato minuscole particelle di ferro nel suolo lunare, che hanno agito da catalizzatori naturali, guidando la formazione dei nanotubi. Finora si sapeva che strutture più semplici, composte da più strati, potevano formarsi spontaneamente anche sulla Terra, ad esempio nella cenere o nel carbone. Ma i nanotubi a parete singola sono molto più delicati e complessi, tanto da essere considerati fuori dalla portata dei processi naturali. Ancora una volta, la scienza ha dovuto rivedere le proprie certezze.

Perché questa scoperta è così interessante? I nanotubi di carbonio sono materiali estremamente apprezzati per la loro resistenza meccanica e per l’elevata conducibilità elettrica, caratteristiche fondamentali per batterie avanzate, sensori ed elettronica di nuova generazione. Sapere che materiali simili possono formarsi direttamente sulla Luna apre scenari affascinanti per il futuro: dall’utilizzo delle risorse locali ai progetti di colonizzazione lunare, riducendo la necessità di trasportare materiali dalla Terra. Naturalmente si parla di un futuro ancora molto lontano. Le priorità dei primi coloni lunari saranno ben altre. Ma una cosa è certa: anche questa volta la Luna ci ha ricordato che l’universo è molto più creativo di quanto immaginiamo. Gabry58