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domenica 31 maggio 2026

Centinaia di strutture monumentali scoperte nel Sahara.....

Centinaia di strutture monumentali scoperte nel Sahara di una vissuta oltre 6.000 anni fa

Una straordinaria scoperta archeologica sta riscrivendo la storia delle antiche popolazioni del Sahara. Nel Deserto orientale, tra il Nilo, il Mar Rosso e il Sudan nord-orientale, gli studiosi hanno individuato centinaia di imponenti strutture funerarie appartenenti a una misteriosa cultura nomade e pastorale vissuta migliaia di anni prima dell'epoca dei faraoni. Le costruzioni, conosciute come Atbai Enclosure Burials (AEBs), risalgono a un periodo compreso tra il 4000 e il 3000 a.C., rendendole contemporanee alle prime fasi della civiltà egizia e, in alcuni casi, persino più antiche dell'unificazione dell'Alto e del Basso Egitto. Le strutture più grandi raggiungono un diametro di circa 80 metri e si presentano come vaste fosse circolari delimitate da muretti in pietra. Al loro interno gli archeologi hanno rinvenuto resti umani insieme alle ossa di animali allevati, tra cui bovini, capre e pecore. Alcune tombe più piccole custodivano invece una sola sepoltura posta al centro del recinto.

La particolarità di questi monumenti non risiede soltanto nelle loro dimensioni, ma anche nella posizione. Si trovano infatti in una delle aree più remote e inospitali del Sahara, un territorio difficile da raggiungere e da studiare, motivo per cui queste testimonianze sono rimaste nascoste per millenni. L'individuazione delle strutture è stata possibile grazie a un vasto progetto di ricerca basato sull'analisi di immagini satellitari. Gli studiosi hanno mappato oltre 90.000 siti archeologici nell'area dell'Atbai, identificando ben 260 nuove sepolture monumentali concentrate soprattutto nella regione del Wadi Gabgaba. Lo studio è stato condotto da un team internazionale guidato dagli archeologi dell'Università Macquarie di Sydney, in collaborazione con ricercatori francesi e polacchi. Grazie a questa indagine è stato possibile ricostruire con maggiore precisione la distribuzione delle antiche comunità pastorali che abitavano il Sahara orientale.

Uno degli aspetti più affascinanti della scoperta riguarda il contesto climatico in cui queste popolazioni vivevano. Le sepolture appartengono infatti alla fase finale del cosiddetto Periodo Umido Africano, un'epoca in cui vaste aree dell'attuale Sahara erano caratterizzate da laghi, vegetazione e condizioni favorevoli all'insediamento umano. Con il progressivo ritorno dell'aridità, le comunità nomadi furono costrette a spostarsi verso sud seguendo le zone ancora abitabili. Gli archeologi ritengono che la distribuzione delle tombe rifletta proprio questo lento processo migratorio legato ai cambiamenti climatici.........

Le analisi effettuate nei siti di Wadi Khashab e Wadi el-Ku hanno permesso di datare diverse fasi di utilizzo delle sepolture tra la fine del V millennio e il IV millennio a.C. Oltre ai resti umani e animali, gli studiosi hanno recuperato frammenti di ceramica e altri oggetti che offrono preziosi indizi sullo stile di vita di queste popolazioni. Interessante anche l'evoluzione dell'allevamento nel corso del tempo: mentre le comunità più antiche facevano affidamento soprattutto sui bovini, quelle successive mostrarono una crescente presenza di capre e pecore, fino all'introduzione dei cammelli nelle fasi più recenti.

Le Atbai Enclosure Burials rappresentano una delle più grandi concentrazioni di monumenti funerari preistorici individuate negli ultimi anni nel Sahara orientale. La loro esistenza dimostra come, molto prima delle grandi civiltà del Nilo, esistessero comunità organizzate capaci di realizzare strutture monumentali e sviluppare complesse tradizioni funerarie. Secondo gli autori dello studio, la scomparsa di questa cultura sarebbe stata causata dalla combinazione tra il peggioramento delle condizioni ambientali e la crescente pressione esercitata sulle risorse naturali dopo la fine del Periodo Umido Africano. Una scoperta che offre uno sguardo affascinante su un passato ancora poco conosciuto e che continua a rivelare i segreti di un Sahara molto diverso da quello che conosciamo oggi. Gabry58

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