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giovedì 29 ottobre 2026

Ritorno sulla Luna: la NASA svela i piani per Artemis III e IV

Ritorno sulla Luna: la NASA svela i piani per Artemis III e IV 

(L'infografica della NASA illustra il piano operativo della missione Artemis III: quattro astronauti voleranno in orbita terrestre bassa per verificare i sistemi critici dei futuri allunaggi, effettuando le operazioni di aggancio sia con il Blue Moon Mark 2 sia con Starship prima del rientro sulla Terra) La NASA ha fatto il punto sul programma Artemis per spiegare cosa aspettarsi dalle prossime missioni. Molti elementi erano già noti, ma la conferenza stampa ha spiegato cosa si propongono le missioni Artemis III, che rimarrà in orbita terrestre, e Artemis IV, la missione che dovrebbe riportare l'uomo sulla Luna. Per prima cosa la NASA ha fatto sapere che nel Vehicle Assembly Building, il grande capannone dove viene assemblato il grande razzo SLS, i team hanno completato la fase iniziale di assemblaggio dei due razzi ausiliari a propellente solido di Artemis IV, quelli cioè che stanno a fianco del grande serbatoio principale, il "Core Stage arancione", al quale dovrebbero essere integrati nei prossimi giorni. L'SLS di Artemis III, invece è già pronto e attende l'integrazione della navicella Orion. Per quest'ultimo non ci sarà un secondo stadio, che serve per la spinta finale alla Luna, perché la missione rimarrà in orbita terrestre. Ma andiamo con ordine...

(L'infografica della Nasa mostra le operazioni che porteranno al compimento della missione Artemis IV con Blue Origin.) Prevista per il 2027, Artemis III non atterrerà sulla Luna. Si svolgerà in orbita terrestre bassa e servirà a verificare le operazioni fondamentali delle missioni successive. L'equipaggio di Orion farà rendezvous, ossia un attracco con due lander commerciali: il Blue Moon Mark 2 di Blue Origin e una versione di test della Starship V3 di SpaceX. Sarà la prima volta che la NASA mette alla prova in volo la compatibilità tra Orion e due sistemi di allunaggio sviluppati da aziende private.L'equipaggio di Artemis III sarà composto dal comandante Randolph Bresnik, dal pilota Luca Parmitano che avrà il compito di agganciarsi ai due moduli lunari e dagli specialisti di missione Frank Rubio e Andre Douglas. Membro dell'equipaggio di riserva è Bob Hines. La missione è considerata importante perché permetterà di capire quale tra il lander Blue Moon e Starship è più avanti nell'essere pronto alla missione che nel 2028 dovrebbe 

portare un equipaggio sul nostro satellite. Al momento, stando ai piani di alcuni anni fa, dovrebbe essere Starship la nave spaziale prescelta per il primo atterraggio umano sulla Luna del nuovo millennio, tuttavia le difficoltà incontrate da Spacex in questi anni hanno spinto la NASA a chiedere a Blue Origin di accelerare la costruzione del proprio modulo lunare e così si è arrivati a questa specie di sfida che vedrà un vincitore dopo la missione di Artemis III. mUno stadio superiore servirà invece ad Artemis IV per arrivare alla Luna. Ma paradossalmente non si sa ancora con certezza quale sarà questo stadio superiore. La situazione infatti, è questa: l'Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS) è uno stadio superiore "provvisorio", derivato dal razzo Delta IV.

La NASA ne ha fatti costruire soltanto tre: uno per Artemis I (già usato), uno per Artemis II (già usato) e uno che inizialmente doveva servire per Artemis III, ma poiché ora non serve più quel terzo ICPS è stato spostato su Artemis IV. La corsa contro il tempo per il nuovo stadio del razzo. Il dubbio è sorto perché, nel frattempo la NASA ha deciso che il futuro dell'SLS non sarà.......

l'ICPS (ossia lo stadio attuale) ma il Centaur V, costruito da United Launch Alliance (ULA). Il Centaur V è più moderno e più potente. Inoltre è stata scelta una versione con serbatoi più lunghi, che contiene più propellente. Il problema è che questa configurazione è ancora in fase di realizzazione e non si sa se ce la farà ad essere pronto per l'SLS di Artemis IV.

Se nei prossimi mesi si riuscirà a metterlo a punto diverrà necessario intervenire sul Mobile Launcher, l'enorme torre che trasporta e sostiene l'SLS sulla rampa. Se lo stadio superiore cambia dimensioni, massa, collegamenti elettrici o linee di rifornimento, anche la torre deve essere modificata. Quindi non basta costruire un nuovo stadio: bisogna adattare anche l'infrastruttura che lo alimenta e lo supporta prima del decollo. Si capisce quindi, il grado di incertezza ancora esistente. Dopo la sospensione del Lunar Gateway all'inizio dell'anno, ossia della stazione spaziale lunare, si andrà direttamente alla Luna con un modulo lunare senza fare sosta. Ma il viaggio non sarà così semplice. Nell'architettura Blue Moon, ossia nel modo con il quale Blue Origin ipotizza di mandare il proprio modulo sulla Luna, tre stadi di trasferimento derivati dal Mk1 (un modulo lunare che non trasporta uomini) si assemblano in orbita terrestre bassa e saranno pieni di propellente.

Il lander Mk2, lanciato da un New Glenn 9×4, si aggancia a loro e parte verso un'orbita lunare polare ellittica. Due stadi si separeranno durante il viaggio. A quel punto Orion arriverà direttamente in orbita lunare e si aggancerà al modulo lunare. Due astronauti passeranno nel lander e a quel punto Orion si sgancerà e lo stadio rimasto abbasserà il lander in orbita lunare bassa da dove Blue Moon una volta staccatosi da questi scenderà sulla Luna.L'architettura di Starship Con SpaceX, la missione sarà ancora più complessa: dapprima una nave deposito verrà posta in orbita terrestre e rifornita in orbita bassa da più voli cisterna. Dopo ciò la Starship lunare la raggiungerà per fare il proprio pieno e salire a un'orbita più alta, dove, dopo un ulteriore pieno di propellente, si aggancerà ad Orion. Il complesso partirà così verso la Luna e si inserirà in orbita lunare bassa circolare.

A quel punto Starship, alta più di 50 metri rispetto ai 9 di Blue Moon, scenderà sulla Luna. Dopo i lavori di superficie, per entrambi le astronavi, vi sarà un ritorno in orbita lunare dove gli astronauti passeranno nell'Orion, la quale tornerà a Terra. La NASA vuole tenere aperte entrambe le strade il più a lungo possibile, per massimizzare la flessibilità e le probabilità di un allunaggio con equipaggio nel 2028.Il nodo delle tute L'Axiom Extravehicular Mobility Unit (AxEMU), ossia la tuta lunare, è in ritardo. Nel 2024 la revisione preliminare del progetto rilevò un peso già oltre il limite e Collins Aerospace uscì dal contratto, lasciando ad Axiom la responsabilità delle tute lunari e di quelle per l'assenza di gravità. I test, previsti per il 2025, sono slittati al 2027. L'Ispettore Generale della NASA ha definito "eccessivamente ottimistica" la tempistica attuale e ha avvertito che, in linea con i ritardi storici, le tute potrebbero non essere pronte prima del 2031, troppo tardi per il 2028.

Perciò la NASA ha chiesto ad Axiom una "tuta da sortita", più leggera e con interfacce semplificate. Sarà certificata per permanenze di almeno due ore, ma non per le regioni perennemente in ombra vicino al Polo Sud, né per le campagne lunghe e con più attività extraveicolari. Per confronto, la passeggiata di Apollo 11 durò circa due ore e mezza, mentre quelle di Apollo 17 superarono ciascuna le sette ore. La tuta da sortita potrebbe essere pronta per il 2028, ma a questo punto c'è da chiedersi: "Davvero la missione Artemis IV darà il via alla base lunare come si è sempre detto? Come sarà possibile se gli astornauti non potranno fare passeggiate di più di due ore?". Risposte che dovranno arrivare in tempi molto brevi.Fonte

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